Era una bella giornata. Quel giorno di fine febbraio il cielo era terso, l’aria fresca e il sole caldo. Sembrava primavera, eppure solo fino al giorno prima era piovuto a dirotto.

Lui si svegliò con quel desiderio. Ci stava pensando già da qualche giorno. Si alzò e si sedette alla sua scrivania e volle scriverle una lettera.

Un gesto desueto, avrebbe potuto scriverla utilizzando il suo mac, ma prese carta e penna, quasi a voler fissare con le mani le parole, come uno scultore che modella la dura pietra usando solo le sue mani e lo scalpello.

Lui aveva già capito tutto. Non era la prima volta che lei lo tradiva.

Non era la prima volta che lei cambiava repentinamente atteggiamento e trovava delle scuse banali per poterlo allontanare.

Lui già sapeva, ma lei non aveva avuto il coraggio di dire nulla. Continuava a fare come se niente fosse ed a fingersi offesa dagli inesistenti comportamenti di lui.

Lui già sapeva, ma aveva avuto la conferma.

Erano stati felici insieme, nonostante tutto. Nonostante i tradimenti di lei. Nonostante quei modi di fare opportunisti ed egoisti. Anche la famiglia di lei lo aveva allontanato ed era sparita da un momento all’altro come se lui non avesse mai fatto parte della loro vita.

Lui aveva sempre rispettato tutti, ogni anno aveva un pensiero gentile per il suocero, mentre lei mai una volta si era ricordata della data di morte della suocera, ne della sorella di lui. Mai una parola. Mai un pensiero. Mai un cenno. Nulla. Eppure doveva ricordarsene bene, visto che mentre tutto succedeva, lei non aveva voluto rinunciare alle sue vacanze ed era sparita per due settimane lasciandolo ancora solo.

Non aveva mai avuto rispetto per lui arrivando a metterlo in ridicolo con i suoi amici, rendendo pubblico davanti a tutti uno dei suoi tradimenti. Lui che mai le aveva impedito nulla, aveva dovuto pregarla in ginocchio di allontanare quelle persone, ma lei non lo aveva mai realmente fatto. Ora erano tutte li, tutte tornate regolarmente nella sua vita, tranne lui che ne era uscito di colpo.

Erano fatti così… lei spariva per qualche mese quando aveva qualche storia, poi tornava a cercarlo e lui l’aspettava sempre, perchè in fondo le voleva bene, anche se non poteva più dirsi innamorato, ma entrambi comunque si cercavano.

Lei trovava qualcun’altro, spiava i profili social di lui e lo accusava talvolta di avere un’altra relazione, talvolta di avere un figlio, di aver cambiato città, di averle nascosto qualcosa… e intanto teneva nascoste tutte le sue attività su internet, blindava tutti i suoi profili. Una volta lui le aveva proposto un confronto diretto con le persone chiamate in causa, ma lei si era rifiutata. “Non mi interessa” gli aveva detto.

Erano stati felici insieme, ma adesso lei diceva di essere felice di nuovo con un’altra persona. Si era messa con qualcuno che faceva lo stesso lavoro di lui, che aveva un carattere simile a lui, addirittura dello stesso segno zodiacale… compiva gli anni un giorno dopo di lui… non avrebbe certo rischiato di dimenticare il compleanno di nessuno dei due.

Poi certo lui era un tipo pacato riflessivo, taciturno, schivo… gli piaceva stare in casa, trattare meno possibile con le persone, mentre l’altro lavorava in discoteca, era sempre in mezzo alla gente, pieno di amici, saltava da un bar all’altro… l’ideale per lei per sentirsi “diva”, quello che in fondo le era sempre piaciuto fare. Lei ora era la fidanzatina “ufficiale” di qualcuno al centro dell’attenzione. Non avrebbe potuto desiderare niente di meglio, anche se si affaticava a dire che stava con lui solo perchè era una “persona buona”. Ma le brave persone diventano cattive a furia di ricevere torti e chissà cosa sarebbe diventata quella “persona buona” se fosse stato trattato come era stato trattato lui.

Anche il fatto che il nuovo compagno facesse uso di cocaina non l’aveva fermata. Forse non lo sapeva ancora o forse ne facevano uso insieme. Forse l’avrebbe scoperto dopo, chissà… era stata sempre ingenua da questo punto di vista. Aveva poco carattere ed era facilmente manipolabile da chiunque, parenti compresi.

A differenza delle altre volte, in cui lui sapeva ed aveva taciuto, questa volta l’aveva messa con le spalle al muro per valutare le sue reazioni. Lei non aveva avuto il coraggio di dire che si era fidanzata. Lo trattava come se volesse tornare insieme a lui e invece stava già con l’altro. Si era inventata una scusa banale per allontanarlo. Aveva detto che era successo tutto per caso e che lei non se lo aspettava. Ed erano le solite parole banali e frasi sconnesse e appiccicate a caso che lei aveva già detto mille volte, ogni volta che veniva scoperta. Erano sempre le stesse. Sempre lo stesso nastro registrato.

Ma avevano preso atto entrambi che le cose stavano così e si erano salutati cordialmente e con sincerità.
Poi però qualcosa era cambiato. Lei l’aveva cercato solo per fargli presente che doveva sparire dalla sua vita. Non doveva mai più scriverle, ne farsi sentire e soprattutto non doveva permettersi di cercare o scrivere al suo nuovo compagno.

Adesso parlava confusamente di rispetto per qualcuno, quando lei non aveva mai rispettato nessuno nella sua vita, se stessa per prima.

Ma lo faceva solo per paura. Aveva tremendamente paura che il suo nuovo compagno venisse a sapere del suo comportamento scorretto. Che potesse capire che stava ancora con un’altra persona. Aveva paura delle conseguenze. Le conseguenze a cui una persona intelligente non dovrebbe avere paura di sottrarsi quando si comporta in un certo modo.

Lui le disse che mai avrebbe cercato nessuno, che non le avrebbe rovinato la vita, non era sua intenzione. Anche in questo caso era stato remissivo e mansueto. Lui voleva solo non perderla, voleva solo averla ancora nella propria vita anche se con un ruolo diverso, ovviamente.

Erano stati felici insieme, per anni si erano confortati a vicenda e anche nei momenti più bui lui c’era sempre stato quando lei tornava a cercarlo.

Ma lei in preda alla paura ed ai sensi di colpa non aveva voluto senitre ragioni ed aveva deciso di troncare di netto la loro amicizia.

Lui si era sentìto morire. L’aveva perduta di colpo, doveva rassegnarsi alla sua mancanza tutto d’un tratto e senza alcuna ragione logica. Non avrebbe mai più potuto parlarle, cercarla, confidarsi, neanche solo dirle “ciao, come va?”. Niente. Mai più.

E, benchè si sforzasse di capire, non riusciva proprio a capirne il motivo. Gli sembrava solo una patetica forzatura.

Era diventato triste, poi si era arrabbiato, poi si era rassegnato, poi si era incupìto, poi la tristezza si era trasformata in consapevolezza e la consapevolezza in odio.

Quel giorno lui appoggiò la penna sul foglio e scrisse di getto una lettera per lei. Una lettera lunga pagine e pagine in cui riversò tutti i suoi sentimenti, le sue paure, le sue speranze. Scrisse tutto quello che avrebbe voluto e potuto ancora raccontarle, ma gli era stato proibito e perciò lei non avrebbe mai più potuto sentire quelle parole dalla sua voce.

Scrisse e scrisse ancora fino  a quando il foglio cominciò a sporcarsi di macchie di un colore rosso rubino.

Era il sangue che colava dal suo naso e poi dalla sua bocca.

Pian piano tutte le quelle scritte, tutte quelle parole divennero sbiadite ai suoi occhi, poi si confusero con i fogli ed infine tutto sfumò in un intenso e profondo buio.

Quando alcuni giorni dopo i pompieri sfondarono la porta, allertati dai vicini che sentivano cattivo odore, lo trovarono così, con le braccia conserte, il corpo in stato avanzato di decomposizione e la testa dolcemente appoggiata su una pila di fogli completamente bianchi e macchiati di sangue.

Era una giornata meravigliosa il giorno in cui lui morì.

La sua bocca era rimasta in una posizione storta, come a sottolineare un fastidio.

Morì odiandola.

Un momento così alto in una giornata meravigliosa venne offuscato dall’odio.

Morì odiandola.

Lasciandole il più brutto presagio possibile per il suo futuro e per quel nuovo “amore”.

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